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Tullio Bertolino prossimo presidente dell’Ordine degli Avvocati. Tutti gli eletti

tratto da Barlettalive.it del 12.02.2015

Penalista, tranese d’adozione e con studio a Barletta succederà al molfettese Francesco Logrieco

La tre giorni di votazioni per eleggere il nuovo consiglio dell’ordine degli avvocati di Trani ha premiato la lista denominata lista “Delle Associazioni”, frutto dell’accordo di numerose associazioni forensi del circondario.

Infatti, entrano tutti in consiglio i 21 candidati della lista che ha prevalso sulla candidatura individuale dell’avvocato Susanna Balducci, sulla lista “Diversamente Avvocati” presentata dall’Associazione di Avvocati di Minervino Murge e Spinazzola, e sulla lista Mobilitazione Generale degli Avvocati.

Questo l’esito delle votazioni con le preferenze riportate da ciascun candidato della lista “Delle Associazioni”: Tullio Bertolino (880 voti), Aldo Balducci (855), Mario Malcangi (844), Donato De Tullio (792), Graziano Ciccarelli (787), Giovanni Marchio (763), Michele Musci (760), Paola Nasca (755), Maurantonio Di Gioia (751), Sabino Palmieri (746), Cherubina Palmieri (737), Savina Vitti (735), Patrizia Carobello (734), Lucia Massaro (726), LUIGI CARPENTIERE (723), Giuseppe Limongelli (718), Annamaria Caputo (715), Valentina Gesmundo (708), Pier Paolo Grimaldi (699), Giulio Guarino (692) e Rocco Cantatore con 683 preferenze.

In virtù degli accordi tra le associazioni che hanno formato la lista “Delle Associazioni”, l’avv. Tullio Bertolino è destinato ad esser nominato dal consiglio neo presidente dell’ordine forense tranese.

Formalmente la nomina avverrà nel corso della prima riunione del nuovo consiglio, a fine mese. Nella stessa riunione saranno nominati il segretario ed il tesoriere del consiglio che durerà in carica per il prossimo quadriennio. Bertolino, penalista, quarantanovenne di origini napoletane, tranese d’adozione e con studio a Barletta, succederà all’avvocato molfettese Francesco Logrieco che ha rappresentato l’ordine forense tranese negli ultimi sei anni.

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Divorzio “assistito”, barlettano il primo caso nella circoscrizione del Tribunale di Trani.

L’avvocato Monica Palumbo:«Tempi brevissimi e costi ridotti: il nullaosta della Procura è arrivato dopo due giorni dal deposito dell’accordo tra le parti»

 

Ieri, a soli due giorni dal deposito dell’accordo raggiunto tra la sua assistita e l’ormai ex marito, l’avvocato Monica Palumbo ha ritirato il nullaosta  rilasciato dal Procuratore della Repubblica, che sancisce a norma di legge l’avvenuto divorzio.

Tempi incredibilmente brevi per la legge italiana, soprattutto in materia di diritto civile, grazie alla recente normativa nazionale in materia di negoziazione assistita, entrata in vigore alla fine del 2014.

Il “divorzio assistito” di cui si è occupato la dottoressa Palumbo, che lavora a Barletta presso lo studio legale “Carpentiere-Palumbo-Fiorella”, è il primo caso registrato in città, nonché nella circoscrizione del Tribunale di Trani.

Entrambi barlettani, moglie e marito – quest’ultimo accompagnato dal suo legale – si sono incontrati presso lo studio della dottoressa, per raggiungere un accordo, metterlo nero su bianco, e sottoscriverlo. Il documento è stato quindi depositato presso il tribunale. Ed ora, grazie al nullaosta, nel giro di 48 ore lo scioglimento del matrimonio è diventato efficace a tutti gli effetti.

«Nel caso di separazione e divorzio l’uso di questo nuovo strumento è facoltativo, sebbene ora esista l’obbligo di suggerire tale soluzione ai clienti», spiega l’avvocato Palumbo. «La mia assistita e la controparte, assieme al suo legale, hanno accettato la proposta di utilizzare questa procedura perché è davvero utile nel ridurre i tempi di attesa. Infatti, per ottenere una sentenza di divorzio, di solito servono almeno sei mesi».

Ma c’è un altro aspetto che ha spinto la coppia a scegliere la negoziazione assistita. «Con la nuova procedura si ottiene una riduzione notevole dei costi. Parliamo di un 60-70% in meno rispetto a quella tradizionale», precisa l’avvocato Palumbo

E poi c’è da considerare che «in questo modo si evita il trauma psicologico di andare in un’aula di tribunale per discutere di questioni così delicate, perchè attinenti alla sfera affettiva. Più in generale – conclude l’avvocato Palumbo – , in questo modo è davvero possibile ridurre la mole di lavoro del nostro sistema giudiziario, costretto ad affrontare un numero imponente di contenziosi».